Il 22 maggio ricorre la giornata mondiale della biodiversità, una definizione importante per il nostro territorio
ma spesso sottovalutata.
Essere inseriti in un ambito
di alta valenza ambientale rappresenta infatti un grande beneficio, bisogna
aggiungere inoltre che tale riconoscimento potrebbe rappresentare un fattore di
eccellenza anche sotto il profilo economico qualora giustamente valorizzato.
Fino a questo momento le Aree MaB sono state spesso considerate
come un freno per l’economia locale, in realtà questi ecosistemi sono in grado
di avviare un ciclo di gestione virtuosa del supporto territoriale e delle
filiere collegate. Quali sono?
Ad esempio l’agricoltura e la silvicoltura.
Ripensare l’uso del terreno
agricolo e forestale con nuovi metodi rivolti ad un uso più consapevole ed allo
stesso tempo più redditizio.
·
Certificazioni di qualità per il legname
·
Agevolazioni per autoimprenditoria nel settore
agricolo
·
Associazioni fondiarie per poter utilizzare i
piani di sviluppo rurale 2014-2020
Ci sono casi simili, esempi
pratici, fondi per nuove attività?
Certo! Il mondo rurale sta
ridisegnando la filiera attraverso intensi piani rivolti al ritorno alla terra.
Di seguito citeremo alcuni casi emblematici in realtà molto simili alla nostra,
territori in quota dove l’agricoltura ha rigenerato il territorio attraverso
una filiera certificata e la silvicoltura permette di ottenere premi e
riconoscimenti che creano un apprezzamento maggiore della produzione.
Nuovi fondi per
autoimprenditoria e ricambio generazionale in agricoltura con ISMEA:
Certificazioni di qualità e
sostenibilità PEFC per la filiera
boschiva:
Associazionismo fondiario,
casi studio già attivi analizzati con il professor Andrea Cavallero e Uncem:
Premi per la buona gestione delle foreste:
E’ nostra ferma intenzione
affiancare tutti coloro abbiano intenzione di intraprendere questo cammino
verso il riuso del territorio agricolo favorendo ed agevolando i nuovi
insediamenti agricoli, divenendo interlocutori con gli enti preposti e favorendo
tutti coloro che vogliano tornare alla terra in una maniera più tecnologica ed
avanzata. Un processo stimolante rivolto alla filiera biologica ed al sogno,
nemmeno tanto segreto, della creazione di una “smart valley” nostrana.
Cos’è una smart valley?
Ve lo spiega a Linea Verde Cassiano Luminati, presidente della Valposchiavo terra 100% Bio!
La filiera del biologico e
della biodiversità come elemento di crescita e di presidio della montagna.
Un’area in
quota patrimonio della biodiversità attraversata da uno splendido treno
turistico e caratterizzata da un lago. Non vi ricorda qualcosa?
Filiera dei foraggi, agricoltura
BIO e erbe officinali
L’Alto Molise è noto per la
produzione casearia, la filiera dei foraggi è quindi fondamentale per il
settore ed è l’elemento imprescindibile per la produzione di qualità a km0.
Il registro dei foraggi è
prassi essenziale per i presidi alimentari con certificazioni DOP, DOC e DOCG.
Questo processo è già in atto, sempre attraverso i piani di associazionismo
fondiario, in altre località in quota italiane e rappresenta un innalzamento
importante degli standard territoriali anche per il mantenimento del territorio
ed il contrasto all’abbandono.
L’agricoltura Bio ha i suoi
piani di riferimento ed ha un piano strategico recentissimo dedicato dal Mipaaf atto alla crescita di tale
metodo:
Anche il piano per le
produzioni di erbe officinali ha un documento del Mipaaf-Ismea al quale fare riferimento:
La filiera del tartufo
E’ evidente che il tartufo
rappresenti attualmente un componente importante nella microeconomia locale. La
creazione, sempre in ottica dei recuperi di terreni incolti ed associazionismo
fondiario, di un piano per una tartufaia coltivata a gestione privata. Anche in
questo caso punteremo a ricoprire il ruolo di interlocutore tra privato e
istituzioni per assicurare il miglior tutoraggio possibile e la maggior resa d’impianto.
Un altro tassello capace di diversificare le finalità d’uso dei territori
incolto contrastando così il crescente abbandono.
Vi sono casi anche nelle nostre
terre?
Sì, diversi. Probabilmente
molti fanno riferimento a Castel del
Giudice ed al suo meleto biologico
ma non è l’unico. E’ interessante invece pensare ad una produzione agricola
autoctona, bilanciata al recupero di specie territoriali. E’ facile riferirsi ad
esempio ad un lavoro di dialogo con il dottor Michele Tanno ed Arca Sannita, fondamentali per il loro
lavoro svolto in Molise in riferimento alla tutela delle antiche tipologie di
piante. Immaginare quindi una produzione qualificata per evitare l’abbandono
dei territori e dare nuovo stimolo all’economia locale non è così azzardato,
anzi, è senza dubbio uno degli strumenti vincenti per il nostro progetto per
Chiauci.
In che modo il nostro progetto stimola il recupero dei terreni
abbandonati?
·
Agevolazioni a nuovi insediamenti agricoli
prevalentemente per il settore BIO
·
Sostegno alle Associazioni fondiarie
·
Aiuto burocratico per l’avviamento d’impresa
·
Concessione a prezzo simbolico di terreni
comunali rivolti alla filiera del foraggio e dell’agricoltura in genere.
Puntare all’Ente Parco per l’area
MaB?
In un quadro d’Unione Montana
è auspicabile che l’ambito dei sette Comuni inscritti nel Consorzio Assomab
ipotizzino un cammino rivolto alla creazione di un’Area Parco capace di mettere
in atto una politica virtuosa per l’uso, il mantenimento e la salvaguardia del
territorio.
Un piano unitario rivolto a
favorire insediamenti agricoli ed innalzare gli standard ambientali. Progetto Chiauci sarà promotore di
questo cammino perché, come dimostrato dalle tante realtà che hanno intrapreso
l’iter, la realizzazione di un elemento di tutela permette anche l’affrancamento
del territorio e la stimolazione di una filiera di qualità.

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