lunedì 16 maggio 2016

La natura è la nostra prima ricchezza




Il 22 maggio ricorre la giornata mondiale della biodiversità, una definizione importante per il nostro territorio ma spesso sottovalutata.
Essere inseriti in un ambito di alta valenza ambientale rappresenta infatti un grande beneficio, bisogna aggiungere inoltre che tale riconoscimento potrebbe rappresentare un fattore di eccellenza anche sotto il profilo economico qualora giustamente valorizzato.
Fino a questo momento le Aree MaB sono state spesso considerate come un freno per l’economia locale, in realtà questi ecosistemi sono in grado di avviare un ciclo di gestione virtuosa del supporto territoriale e delle filiere collegate. Quali sono?


Ad esempio l’agricoltura e la silvicoltura.
Ripensare l’uso del terreno agricolo e forestale con nuovi metodi rivolti ad un uso più consapevole ed allo stesso tempo più redditizio.
·         Certificazioni di qualità per il legname
·         Agevolazioni per autoimprenditoria nel settore agricolo
·         Associazioni fondiarie per poter utilizzare i piani di sviluppo rurale 2014-2020

Ci sono casi simili, esempi pratici, fondi per nuove attività?
Certo! Il mondo rurale sta ridisegnando la filiera attraverso intensi piani rivolti al ritorno alla terra. Di seguito citeremo alcuni casi emblematici in realtà molto simili alla nostra, territori in quota dove l’agricoltura ha rigenerato il territorio attraverso una filiera certificata e la silvicoltura permette di ottenere premi e riconoscimenti che creano un apprezzamento maggiore della produzione.

Nuovi fondi per autoimprenditoria e ricambio generazionale in agricoltura con ISMEA:

Certificazioni di qualità e sostenibilità PEFC per la filiera boschiva:

Associazionismo fondiario, casi studio già attivi analizzati con il professor Andrea Cavallero e Uncem:

Premi per la buona gestione delle foreste:

E’ nostra ferma intenzione affiancare tutti coloro abbiano intenzione di intraprendere questo cammino verso il riuso del territorio agricolo favorendo ed agevolando i nuovi insediamenti agricoli, divenendo interlocutori con gli enti preposti e favorendo tutti coloro che vogliano tornare alla terra in una maniera più tecnologica ed avanzata. Un processo stimolante rivolto alla filiera biologica ed al sogno, nemmeno tanto segreto, della creazione di una “smart valley” nostrana.

Cos’è una smart valley?
Ve lo spiega a Linea Verde Cassiano Luminati, presidente della Valposchiavo terra 100% Bio!
La filiera del biologico e della biodiversità come elemento di crescita e di presidio della montagna.

Un’area in quota patrimonio della biodiversità attraversata da uno splendido treno turistico e caratterizzata da un lago. Non vi ricorda qualcosa?





Filiera dei foraggi, agricoltura BIO e erbe officinali
L’Alto Molise è noto per la produzione casearia, la filiera dei foraggi è quindi fondamentale per il settore ed è l’elemento imprescindibile per la produzione di qualità a km0.
Il registro dei foraggi è prassi essenziale per i presidi alimentari con certificazioni DOP, DOC e DOCG. Questo processo è già in atto, sempre attraverso i piani di associazionismo fondiario, in altre località in quota italiane e rappresenta un innalzamento importante degli standard territoriali anche per il mantenimento del territorio ed il contrasto all’abbandono.
L’agricoltura Bio ha i suoi piani di riferimento ed ha un piano strategico recentissimo dedicato dal Mipaaf atto alla crescita di tale metodo:
Anche il piano per le produzioni di erbe officinali ha un documento del Mipaaf-Ismea al quale fare riferimento:

La filiera del tartufo
E’ evidente che il tartufo rappresenti attualmente un componente importante nella microeconomia locale. La creazione, sempre in ottica dei recuperi di terreni incolti ed associazionismo fondiario, di un piano per una tartufaia coltivata a gestione privata. Anche in questo caso punteremo a ricoprire il ruolo di interlocutore tra privato e istituzioni per assicurare il miglior tutoraggio possibile e la maggior resa d’impianto. Un altro tassello capace di diversificare le finalità d’uso dei territori incolto contrastando così il crescente abbandono.

Vi sono casi anche nelle nostre terre?
Sì, diversi. Probabilmente molti fanno riferimento a Castel del Giudice ed al suo meleto biologico ma non è l’unico. E’ interessante invece pensare ad una produzione agricola autoctona, bilanciata al recupero di specie territoriali. E’ facile riferirsi ad esempio ad un lavoro di dialogo con il dottor Michele Tanno ed Arca Sannita, fondamentali per il loro lavoro svolto in Molise in riferimento alla tutela delle antiche tipologie di piante. Immaginare quindi una produzione qualificata per evitare l’abbandono dei territori e dare nuovo stimolo all’economia locale non è così azzardato, anzi, è senza dubbio uno degli strumenti vincenti per il nostro progetto per Chiauci.

In che modo il nostro progetto stimola il recupero dei terreni abbandonati?

·         Agevolazioni a nuovi insediamenti agricoli prevalentemente per il settore BIO
·         Sostegno alle Associazioni fondiarie
·         Aiuto burocratico per l’avviamento d’impresa
·         Concessione a prezzo simbolico di terreni comunali rivolti alla filiera del foraggio e dell’agricoltura in genere.

Puntare all’Ente Parco per l’area MaB?
In un quadro d’Unione Montana è auspicabile che l’ambito dei sette Comuni inscritti nel Consorzio Assomab ipotizzino un cammino rivolto alla creazione di un’Area Parco capace di mettere in atto una politica virtuosa per l’uso, il mantenimento e la salvaguardia del territorio.

Un piano unitario rivolto a favorire insediamenti agricoli ed innalzare gli standard ambientali. Progetto Chiauci sarà promotore di questo cammino perché, come dimostrato dalle tante realtà che hanno intrapreso l’iter, la realizzazione di un elemento di tutela permette anche l’affrancamento del territorio e la stimolazione di una filiera di qualità.

Nessun commento:

Posta un commento