Molto probabilmente è l’incompiuta
più famosa del Molise, ma il lago artificiale di Chiauci avrebbe potuto essere
un investimento coerente con le finalità del “Next Generation EU”, l’argomento
più gettonato in questa fase politica.
Se per molti è “solo” un catino da cui attingere acqua nei mesi di forte siccità, dimostrando così i limiti di un approccio antiquato e anacronistico, il lago alimentato dal fiume Trigno può ancora trasformarsi in un grande laboratorio multidisciplinare e innovativo.
In termini meramente
ingegneristici, la vecchia visione progettuale immagina l’opera come un
elemento statico con variazioni stagionali dovute esclusivamente alle fasi di
riempimento e svuotamento, ma è evidente che vi siano in gioco altri fattori
fino ad ora ignorati.
Il lago è infatti localizzato
all’interno di un territorio con un interessante capitale naturale che
coinvolge ovviamente l’asse fluviale del Trigno. Lo trasforma rendendolo
potenzialmente attraente per l’uomo, ma anche per la fauna e la flora.
Durante una rarissima fase di consistente
riempimento idrico a livello costante, il lago è diventato un’interessante “zona
umida”, queste ultime citate anche dal Ministro Costa nella sua intervista in
merito alle potenzialità del piano d’investimento europeo.
Siamo in area AssoMaB, il
Consorzio di tutela nato il 10 ottobre 2006 per volontà dei Comuni di
Carovilli, Chiauci, Pescolanciano, Pietrabbondante, Roccasicura, San Pietro
Avellana e Vastogirardi che ha avuto fin dalla nascita il consenso e l’impegno
della Regione e dell’Università degli Studi del Molise, ambedue presenti nel
Consiglio di Amministrazione insieme ai Carabinieri Forestali.
L’obiettivo del consorzio era,
ed è ancora, la consapevolezza che le risorse del territorio, meglio riflettute
ed analizzate con metodo collegiale e con spirito di condivisione, possono
essere messe a frutto per la salvaguardia ed il rilancio locale.
Il capitale naturale, ben
enunciato dall’Università del Molise stessa, rappresenta la vera ricchezza del
Paese. E dei paesi, aggiungo. Mai come quest’anno si è parlato (nuovamente) di
borghi come luoghi dove iniziare una nuova esperienza di vita non solo turistica,
ma anche lavorativa, seppur stagionale. Per tutto ciò esiste una linea di
finanziamento specifica rivolta alla protezione della biodiversità ed ai
piccoli borghi nel piano d’azione presentato pochi giorni fa, una interessante
opportunità per lavorare ad un progetto che potrebbe contare sull’appoggio di enti
e persone capaci di portare una visione stimolante in un contesto fortemente
scoraggiato dall’attesa di un’opera mai voluta davvero.
Il lago come risorsa naturale,
ma anche energetica, perciò utile alla transizione sostenibile.
L’idroelettrico, che all’inizio
del ventesimo secolo garantiva l’illuminazione ai Comuni lungo il fiume Trigno
sfruttando il salto della cascata (a proposito, riuscite ad immaginare il
successo turistico che avrebbe avuto in questi anni di turismo esperienziale e “green”?),
sarebbe coerente, ancora una volta, con la transizione energetica.
Nel NextGenerationEU si parla specificamente
di risorse idriche e naturali, temi più che mai attuali anche nel dibattito
locale. Eppure, nella diatriba per “l’acqua molisana” verso altre regioni che
coinvolge il lago del Liscione e Occhito, non si cita mai Chiauci, enclave
idrica abruzzese in terra molisana dove gli enti locali hanno poca voce in
capitolo nella fase decisionale.
Come è noto a chiunque
percorra la ss650, d’estate la richiesta costiera prosciuga il bacino ben oltre
il deflusso minimo vitale e non garantisce quanto imposto perentoriamente dagli
accordi pregressi, cioè la permanenza nel bacino di almeno 4 milioni di metri
cubi in invaso.
Non è così. Non esiste alcun
metodo perché ciò venga garantito in questo progetto di gestione lacustre. Basterebbe
la realizzazione di un secondo sbarramento a monte della diga e l’intero ambito
territoriale godrebbe di un paesaggio migliore e di una risorsa ambientale
utile anche per una fruizione turistica sostenibile, argomento totalmente
ignorato fino ad ora perché considerato marginale nelle logiche ormai
polverizzate dall’emergenza sanitaria mondiale.
Un intervento d’ingegneria che
richiederebbe meno di due anni di lavoro e un milione di euro d’investimenti
invocato (inutilmente) da oltre vent’anni e che non rallenterebbe il
cronoprogramma di un cantiere diventato invece l’emblema della lentezza.
Il lago di Chiauci è stato l’argomento
delle campagne elettorali di ogni ordine e grado, in alcuni casi ha anche rappresentato
la promessa di un posto di lavoro effimero, oggi avrebbe dovuto essere tra i
punti nodali di un piano per le future generazioni basato su di un radicale
cambiamento delle visioni precostruite che hanno affossato gli entusiasmi e la
fiducia di intere comunità.
Next Generation EU è uno
strumento che spinge a guardare all’avvenire ed alle generazioni future, per
questa ragione è indispensabile cambiare il modus operandi totalmente
incoerente con gli obiettivi che la pandemia ci ha imposto, riuscendo a
trasformare la sofferenza cronica di un territorio gravemente deturpato in una
buona pratica di rilancio e resilienza.

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