Vivere in un piccolo centro
non è mai stato facile, è anche vero però che a volte non pare vi siano
agevolazioni affinché questo possa succedere.
Prendiamo spunto dalla
campagna della TGR Molise dedicata alla vita dei pendolari nella nostra regione
per comprendere se sia davvero possibile viaggiare quotidianamente per
raggiungere i luoghi di studio o di lavoro.
Lasciamo Chiauci alla ricerca
di un autobus verso Isernia, il primo della mattina parte dalla fermata
antistante la posta, aperta ovviamente a giorni alterni, alle ore 7.15. Due
fermate a Pescolanciano e poi raggiungiamo il capoluogo pentro alle ore 7.50.
Sfortunatamente il treno
Campobasso-Roma, già noto alle cronache pendolari molisane, parte dal binario 1
6 minuti prima: alle 6.44. Pazienza, non siamo stati fortunati.
Il regionale 2351 arriverebbe
in ogni caso a Roma Termini alle ore 8.53, un orario che poco si addice con chi
va all’università oppure a lavoro.
Ma il rientro non sarebbe
certo più fortunato, infatti l’ultimo autobus riparte verso il borgo del “lago
effimero” alle ore 18.00; questo vuol dire che è necessario lasciare la
Capitale con il treno delle 14.35 perché in caso contrario si rimarrebbe appiedati,
costretti a chiamare il parente di turno.
Va leggermente meglio se si
decide di raggiungere Campobasso, ma anche in questo caso è praticamente
impossibile arrivare all’ombra del castello Monforte prima delle 8.35.
E’ pure vero che Chiauci, come
molti paesi dell’Alto Molise, poteva contare su di una ferrovia: all’epoca era “solo”
la Sulmona-Carpinone ma in un passato nemmeno troppo remoto è stata soprattutto
Pescara-Napoli.
Oggi, sull’onda del
giustificato successo della “Transiberiana d’Italia”, il treno storico che nel
2016 ha portato 20.000 viaggiatori nei nostri borghi d’Appennino grazie all’associazione
Le rotaie e FondazioneFS, non è così assurdo che il trasporto pubblico locale
prenda in considerazione la possibilità di riattivare almeno in parte questa
linea, solamente sospesa dal servizio ordinario e oggetto quindi di
manutenzione quotidiana costante tale da garantirne il servizio immediatamente.
Un bel modo per festeggiare i 120 anni dalla sua nascita.
Dopo la metropolitana leggera
tra Campobasso, Bojano e Matrice viene automatico immaginare una “metropolitana
di montagna” tra Isernia e l’Alto Molise, uno strumento che ben si integrerebbe
con una politica di abbattimento del trasporto su gomma capace inoltre di
convertire le antiche stazioni in centri polifunzionali, perfette per
implementare l’intermodalità: bike sharing e “bike to work”, prevedendo il
trasporto di biciclette a bordo, potrebbero aprire finalmente al cicloescursionismo nelle terre
patrimonio Unesco della biodiversità e garantire inoltre quel welfare capace di
arrestare lo spopolamento dei piccoli centri.
Investire sulle politiche
capaci di restituire un’ottima qualità della vita rendendo il fenomeno del
pendolarismo meno stressante ridurrebbe inoltre i costi della sanità molisana,
già provati dagli oltre 70 milioni di Euro l’anno spesi per infortuni in
incidenti stradali, un terzo di questi proprio sulla fondovalle Trigno che
collega l’ambito altomolisano a Isernia.
Utopia? Forse no.
Se la Regione Molise ha
ritenuto vantaggioso costruire una metropolitana leggera in ottica di un nuovo piano del trasporto
pubblico locale, ricucire lo strappo tra le aree interne e le sue cittadine più
importanti non può che agevolare il processo di crescita della mobilità
collettiva e di tutela, attraverso l'implementazione dei servizi, delle aree montane.

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