mercoledì 5 ottobre 2016

Davvero #IoNonRischio?





La campagna della TgrMolise caratterizzata dall'hashtag #IoNonRischio in merito alle pericolosità legate al dissesto idrogeologico ha portato all'attenzione nel suo servizio dalla diga del Liscione anche alcuni punti analizzati durante l'incontro del primo ottobre riguardante il completamento della diga di Chiauci.
Oltre a ringraziare l'Onorevole Laura Venittelli per l'impegno con cui rappresenta le istanze del territorio, tutti i sindaci e gli amministratori presenti vorrei sottolineare come alcune criticità nella gestione del rischio per la diga del Liscione potrebbero riscontrarsi in futuro anche in Alto Molise, per questo motivo ho sottoposto agli amministratori ed all'Onorevole Venittelli l'ipotesi di una valutazione del rischio procurato dal periodico svuotamento dell'invaso al piede dei plinti dell'imponente viadotto della ss650 realizzato negli anni '70, quindi prima della cantierizzazione del lago artificiale.

Una condizione di rischio accentuata dello svuotamento relativamente rapido dell'invaso che sarebbe mitigata dalla realizzazione dell'auspicata seconda traversa capace di garantire inoltre la quota minima d'invaso prevista da progetto tale da poter ipotizzare una fruizione turistica, elemento spesso sbandierato senza concreti presupposti.
Lo svuotamento potrebbe inoltre condizionare la stabilità delle sponde causando erosione delle stesse, fenomeno che una campagna di rimboschimento potrebbe contenere.
Le opere di mitigazione al dissesto interesserebbero inoltre anche Comuni molto più a valle della diga, altro fattore importante per valutare le ricadute dell'opera.
Comprendo e apprezzo quindi la necessità di un coinvolgimento di tutte le amministrazioni con le quali condividere doveri ma anche diritti e di conseguenza eventuali indennizzi proporzionali.
È importante inoltre sapere con certezza se la quota massima di 14 milioni di metri cubi d'acqua previsti ormai decenni fa siano ancora un obiettivo realistico, se così non fosse condizionerebbe le scelte progettuali anche in ottica di tutela per il dissesto idrogeologico e costringerebbe ad alcune correzioni di progetto non proprio marginali.
Per valutare tutte le necessità è evidente che un tavolo politico non basta, serve un apporto tecnico super partes in grado di valutare con cognizione di causa gli interventi da prevedere e le compensazioni congrue, accompagnate da un serio cronoprogramma. Una collaborazione tecnica non di parte ma obiettiva rispetto ai benefici, sociali ed ambientali, spesso invocati senza una valutazione degli stessi.
È ormai palese che attualmente l'opera deve tenere conto di numerosi fattori sottovalutati in precedenza e deve farlo con passo serrato, se non altro per restituire parte di quella "dignità ambientale" costantemente ignorata del quale oggi abbiamo estremo bisogno per numerose ragioni. 
La natura, nonostante le azioni scellerate, continua a rappresentare il più grande patrimonio del Molise. È il momento di dargliene atto ponendo questo elemento all'apice delle scelte di gestione del territorio

Nessun commento:

Posta un commento